“Poirot e i quattro” (Maldini, Leonardo, Malagò e Mancini…)

“Poirot e i quattro” (Maldini, Leonardo, Malagò e Mancini…)

L’estate è la stagione del mare, delle sere all’aperto e dei libri gialli.

Ogni anno ce n’è uno che domina le conversazioni sotto l’ombrellone.

Quest’anno, però, il giallo più avvincente non è uscito da una casa editrice: si è giocato nei palazzi del calcio italiano, con una sola domanda: chi avrà l’incarico di commissario tecnico della Nazionale?

Alla fine, come noto, dopo una serie di colpi di scena, l’incarico è stato affidato a Roberto Mancini.

Apparentemente solo una vicenda contorta, un po’ bizzarra, come tante altre storie del calcio italiano.

Apparentemente per tutti…tranne uno: l’impareggiabile Hercule Poirot.

Il celebre investigatore belga, incuriosito da questa vicenda post mondiali di calcio, ha seguito tutto con grande attenzione, osservando tutti e, soprattutto, studiando ciò che nessuno sembrava voler vedere.

Ed i suoi studi hanno prodotto questa verosimile ricostruzione, un vero e proprio “libro giallo” dell’estate 2026: la riedizione di “Poirot e i quattro”.

Dunque…

Secondo Poirot, il presidente Giovanni Malagò ha un candidato nel cuore: Roberto Mancini.
Ma conosce bene gli ostacoli.
L’ambiente del calcio non gli ha mai perdonato l’addio alla Nazionale, comunicato con una fredda PEC per accettare la ricchissima proposta proveniente dall’Arabia Saudita.
I presidenti di Serie A inoltre premono per l’incarico ad Antonio Conte

Occorre, quindi, un’altra strada.

Malagò nomina Paolo Maldini direttore tecnico e Leonardo advisor.
Una scelta impeccabile: due figure rispettate in tutto il mondo, amate perfino da tifoserie rivali.
Nessuno può contestarne autorevolezza e competenza.

A Poirot però non sfugge un primo dettaglio.

Entrambi hanno accettato l’incarico ma ad una sola condizione, condivisa da Malagò: la scelta del nuovo CT sarebbe spettata a loro ed avrebbero fatto una scelta rivoluzionaria, per un lavoro di grande ricostruzione, di lunga durata.

E’ evidente che Roberto Mancini non rientri nei loro piani, e questo Malagò lo sa…

Sa anche che, in assenza di disponibilità di nomi “top”, la loro scelta cadrebbe su Andrea Pirlo, il “maestro”…

Il percorso li porta a bussare alla porta di Pep Guardiola, che tutti gli addetti ai lavori (Malagò in primis), ritengono con assoluta certezza irraggiungibile.

Quando diventa evidente che quella pista non avrebbe portato a destinazione, Maldini e Leonardo, come previsto, decidono di puntare con convinzione su Andrea Pirlo.
Una scelta definitiva. Non trattabile.

Ed è a questo punto che, secondo Poirot, il caso cambia completamente natura.

Nella ricostruzione di Poirot, Malagò conosce un dettaglio che, benché noto da almeno un anno, pochi avevano considerato: Pirlo è commercialmente legato a una società di scommesse russa.
Un elemento che, in un momento storico tanto delicato, può inevitabilmente alimentare polemiche, richieste di verifica e questioni di “opportunità”…

Ed ecco comparire quello che, agli occhi di Poirot,è un altro indizio.

Sui giornali, guarda caso, iniziano a circolare dubbi, indiscrezioni, interrogativi sull’opportunità di quella nomina, peraltro legata ad una vicenda come detto già nota dal 2025.
Nessuna accusa definitiva.
Solo abbastanza rumore da rendere la candidatura improvvisamente fragile, inopportuna…

L’incarico a Pirlo viene revocato. Per Poirot, è la mossa che rende possibile tutto il resto.

Come previsto, Maldini e Leonardo considerano violato il patto iniziale e rassegnano le dimissioni.
Avevano accettato un incarico con la garanzia di poter scegliere il commissario tecnico; quella garanzia, ai loro occhi, è ora venuta meno.

A quel punto il tempo stringe, se ne è già perso parecchio.

Con l’alibi dell’urgenza, il presidente Malagò rivendica per sé la decisione finale ed a poche ore di distanza assegna l’incarico al suo preferito, Roberto Mancini

Poirot chiude lentamente il taccuino, e volge il suo sguardo all’ispettore capo Japp..

“Vedete, mes amis,” dice con il suo immancabile sorriso,”«il colpevole non è necessariamente chi compie l’ultima mossa. Talvolta è colui che dispone la scacchiera affinché tutte le altre mosse diventino inevitabili.”

Japp gli chiede se quella fosse la verità.

Poirot sistema con cura i baffi.

“No, amico mio. È soltanto la ricostruzione che meglio spiega tutti gli indizi”.

Japp sorride.
“Quindi il caso è chiuso?”

Poirot si alza lentamente, prende il cappello e si avvia verso la porta.

“Mon cher… i casi sono sempre chiusi. Sono gli uomini che preferiscono lasciarli aperti.”

Poi sistema con cura i baffi e conclude:“Nei grandi gialli, come nel calcio, la differenza tra una coincidenza e un piano sta tutta nella capacità di collegare i particolari.”


ps: si è capito…il mio “Poirot” preferito ha il volto, inconfondibile, di Peter Ustinov…

(clicca per ingrandire)

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