29 dicembre 2008, via Airaghi: l’Ufficio Postale sta per chiudere ma sulla strada c’è una lunga fila di persone, soprattutto pensionati, con in mano il numerino per accedere allo sportello.
Sono alcune decine di persone residenti al Cep, che pochi mesi dopo aver festeggiato l’agognata apertura dell’Ufficio Postale nel loro quartiere, hanno avuto l’amara sorpresa di vederlo chiudere all’improvviso, con l’invito a rivolgersi all’ufficio di via Airaghi, per raggiungere il quale occorrono due autobus e mezz’ora di tempo…
Una decisione (la chiusura) “giustificata” da Poste Italiane con pretestuose falsità e molto più probabilmente dovuta al fatto che l’ufficio al Cep era utilizzato solo per la sua funzione caratteristica (pensioni, spedizioni, raccomandate) e non per i vari gadget che stavano trasformando gli uffici postali in inquietanti bazar.
No business? E allora chiudiamo.
Questa parrebbe la “logica” di Poste Italiane…
Al Circolo ARCI Pianacci decidiamo di dare voce a questo disagio con una legittima, singolare forma di protesta, anzi, a dire il vero, una simpatica forma di “civico sabotaggio” degli uffici postali, per mettere pressione a Poste Italiane.
Nasce così “Operazione Tartaruga”, in cui la tartaruga vuole rappresentare sia la lentezza del servizio postale che le rughe che solcano i volti dei molti pensionati coinvolti.
I “CepBlocks”, ovvero gruppi cittadini (anziani) del Cep, di volta in volta si sposteranno in gruppi di trenta o quaranta persone, entrando dieci minuti prima della chiusura in un ufficio postale scelto a caso, ritirando il numero di prenotazione allo sportello.
Una volta all’interno dovranno chiedere informazioni di vario tipo, costringendo l’ufficio a restare aperto, a lungo, oltre l’orario di chiusura.
Insomma, si proverà a creare a Poste Italiane gli stessi disagi subiti dagli abitanti del Cep.
Ogni giorno un ufficio postale diverso, senza preavviso, fino al raggiungimento dell’obiettivo.
Lunedì 29 è il grande giorno: ci si ritrova tutti al Circolo Pianacci e, grazie anche alla sinergia con il Comitato di Quartiere, la partecipazione è straordinaria: oltre trenta persone.
Si distribuiscono bigliettini sui quali sono riportate una serie di richieste strampalate da presentare agli sportelli, con l’obiettivo di tenerli impegnati il più a lungo possibile, ed in caso di difficoltà usare la fantasia…
ovviamente, qualora si presentassero cittadini con necessità di fruire del servizio, avranno priorità rispetto alla coda, giusto per non creare disagi proprio a loro…
alle 12.50 ecco il blitz: sotto gli sguardi esterrefatti degli impiegati dell’ufficio di via Airaghi si genera una coda che inizia dallo sportello e si snoda fuori, per decime di metri.
Qualcuno, previdente, si è portato anche una sedia pieghevole…
L’inizio è strepitoso: mia moglie Susanna riesce a tenere occupata la malcapitata impiegata per 23 minuti, ma il più fantasioso è Nicolò Catania, 75 anni, presidente del Comitato di Quartiere.
Lascia perdere il bigliettino con i suggerimenti e lascia spazio all’improvvisazione.
“Mio figlio lavora all’estero può ritirare i soldi con il Bancoposta? E quanto gli costa?”, chiede all’impiegata.
“Scusi, suo figlio lavora all’estero? Dove precisamente?”.
“Ora no, ma può anche darsi che un giorno vada a lavorare in Cina. Ecco, in quel caso, come potrei mandargli dei soldi? Ci sono le Poste in Cina?”.
L’impiegata capisce che non c’è partita, ha il dovere di dare una risposta ma non sa che pesci pigliare.
Imperterrito Nicolò Catania chiede del direttore, cui pone la stessa domanda.
Il direttore prova a scartabellare, ad informarsi, ma dopo qualche minuto Nicolò lo incalza nuovamente: “Con centomila euro, aprendo un conto qui, che interesse mi date?”.
Ed alla risposta insoddisfacente insiste:
”Così poco? Non sono mica spiccioli. E poi se non sono soddisfatto e decido di chiudere il conto, quanto mi costa?”.
Il direttore prova a prendere tempo:
“Ma lei avrebbe centomila euro da depositare?”.
“No, al momento no, ma non si sa mai…”.
Il direttore capisce, sono già passati diciotto minuti, e Nicolò è soddisfatto: game, set, match!!!
L’ufficio rimane aperto ancora a lungo, nessuno vuole perdersi il gusto di partecipare…
Arriva la stampa, le emittenti locali, si preannuncia che il 2 gennaio, chissà dove, il blitz sarà replicato.
Poste Italiane si arrende e nel tardo pomeriggio con un comunicato ANSA farà sapere che l’ufficio del Cep sarebbe stato riaperto il 12 gennaio.
Il giorno successivo al blitz il “Corriere della Sera”, nella sua edizione nazionale, dedica ad “Operazione Tartaruga” un’intera pagina.
Anche l’edizione distribuita a New York (ovviamente in lingua inglese) dedica ampio spazio alla notizia, e sull’homepage dell’edizione online di fianco alla foto di Barack Obama fa incredibilmente capolino la foto di Gaetano Mallia, uno dei pensionati del Cep che hanno dato scacco matto a Poste Italiane (e purtroppo, mentre l’articolo è ancora reperibile, lo screenshot di quell’immagine internazionale straordinaria è andato perso).
Ultimo atto il 12 gennaio, in occasione della riapertura dell’ufficio di via Due Dicembre.
Al cospetto di prefetto, questore, istituzioni regionali e comunali, “Operazione Tartaruga” si concede l’ultimo sberleffo: una torta che riproduce un francobollo con una tartaruga e la scritta “C’E’Posta per tutti”.
E fino ad oggi, sia pure con i limiti di molti uffici postali di periferia, quello di via Due Dicembre è ancora funzionante.
Nicolò Catania è mancato pochi giorni fa.
Sua moglie, la dolcissima Albina, (presente nella foto pubblicata dal “Corriere della Sera”) è invece mancata un anno fa.
Don Giorgio, nel corso dell’ultimo saluto a Nicolò, si è detto sicuro che lui ed Albina sicuramente si siano già incontrati lassù, ed avranno già iniziato a condividere tanti ricordi di una lunga vita vissuta insieme.
Chissà quanto si divertiranno ricordando quella volta che al direttore dell’ufficio postale Nicolò fece credere, per qualche minuto, di avere centomila euro da investire ed un figlio al lavoro in Cina, alla ricerca di un ufficio delle Poste…
Impagabile!!!
L’articolo pubblicato dal “Corriere della Sera”

(Erika Della Casa, per “Corriere della Sera”)
TUTTI IN FILA A FARE DOMANDE E I PENSIONATI PIEGANO LE POSTE
A Genova. «Che tassi praticate?». «E se muoio?».Il commando vince la battaglia.
Protesta benedetta da Burlando:impiegati obbligati a lavorare 2 ore in più.
Gaetano Mallia all’ufficio è un muratore disoccupato da febbraio, Luciana una casalinga con la «minima» e gravi problemi di diabete, Nicolò Catania un ex operaio, Antonio Pertichini un pensionato con una moglie invalida, Maria Grazia Licheri una nonna a tempo pieno per i tre nipotini, tutti si sono dati appuntamento ieri davanti all’ufficio postale di via Airaghi a Pra’, un quartiere del Ponente di Genova, all’una meno un quarto.
Sono una trentina e l’età di chi compone questo drappello è intorno ai settant’anni.
Sono il commando dei pensionati contro le Poste, i vecchietti terribili del Cep, dove Cep sta per Case di Edilizia Popolare, uno di quei quartieri costruiti intorno agli anni Settanta, casermoni enormi in cattivo cemento, senza servizi, senza negozi, con strade malandate e subito problematici.
Il 12 dicembre le Poste hanno chiuso l’unico ufficio che serviva seimila persone, tante abitano il Cep.
Sulla porta è comparso un cartello «chiuso per evento criminoso».
L’11 dicembre c’era stata una rapina.
L’ufficio più vicino è a cinque chilometri, per raggiungerlo bisogna cambiare due autobus.
È quello di via Airaghi dove i pensionati del Cep hanno inscenato ieri la loro protesta: l’operazione Tartaruga.
L’hanno chiamata così un po’ perché il suo fulcro è la lentezza e un po’ per ironia, perché ricorda i loro volti rugosi segnati dalla vita.
«Ci presentiamo tutti i giorni in trenta all’ora di chiusura – era il piano – e tratteniamo le impiegate con tutte le domande possibili finché ce la facciamo».
È andata avanti dall’una alle tre, con il sorriso delle tre impiegate agli sportelli sempre più tirato e sotto gli occhi di polizia e carabinieri.
«Abbiamo lottato – dice Maria Grazia – per avere l’ufficio postale dieci anni fa, ora non possiamo perderlo. La rapina è solo un pretesto».
Dotazione individuale del commando un foglietto di istruzioni stampato dall’ex farmacista del quartiere, Carlo Besana: come far perdere tempo alle impiegate.
Fra le domande da porre anche: cosa succede del mio conto postale in caso di morte? Qualcuno ha fatto scongiuri ma poi si è detto: perché no?Ed è andato avanti intrepido.
Poi, largo all’improvvisazione: mio figlio lavora all’estero può ritirare i soldi con il Bancoposta? E quanto gli costa? E se lavorasse in Cina? Ci sono le Poste in Cina?
Ad aprire le danze all’una è stato Nicolò Catania, ex operaio di fonderia, ex sindacalista Cgil, settantenne.
Ha chiesto di parlare con il direttore: «Ho centomila euro e vorrei aprire un conto, che interesse mi date? Così poco? Non sono mica spiccioli. E se poi non sono soddisfatto e chiudo il conto quanto pago?».
Si sono guardati negli occhi e si sono capiti: i 100 mila euro non ci sono mai stati ma sono andati avanti lo stesso, è stato bello fingere per un po’.
L’ex operaio ha tenuto il gioco diciotto minuti.
Il record l’ha battuto Susanna: ventitré minuti allo sportello, poi ha lasciato perdere per gentilezza verso l’impiegata.
Data l’età media e gli acciacchi i più previdenti si sono portati una sedia pieghevole da casa, una bottiglia d’acqua, bicchieri di carta.
E per allungare ancora i tempi tutti hanno versato con bollettino postale un euro a Emergency o all’hospice della Gigi Ghirotti non dimenticando di chiedere la tariffa agevolata: «Ho più di settant’anni, ho diritto allo sconto».
Poi hanno coniato anche uno slogan: «Non ho bastoni né corpi contundenti la mia arma sono i conti correnti».
In serata le Poste hanno ceduto: l’ufficio del Cep, hanno scritto, sarà riaperto il 12 gennaio «dopo i lavori per metterlo in sicurezza».
È soddisfatto il presidente della Regione Claudio Burlando (Pd) che aveva già scritto al ministro Scajola e alle Poste: «Inaccettabile chiudere quegli sportelli».«Una vittoria della gente –dice Burlando – non aveva senso che Regione, Comune, volontariato si impegnino per aiutare il Cep e l’unico segno dello Stato sia chiudere un servizio essenziale».
I vecchietti si erano preparati a bloccare di nuovo le Poste il 2 gennaio, ma non sarà necessario.
L’articolo pubblicato dal Corriere della Sera (in lingua inglese)

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