Questa foto è stata scattata al termine della gara di salto in lungo agli Europei di Birmingham.
Da sinistra: una francese, un’inglese, una tedesca e un’italiana.
In gara sono arrivate, nell’ordine: terza, a soli 2 centimetri dalla prima; seconda, a un solo centimetro dalla vincitrice; quinta, a 6 centimetri dalla prima; e prima classificata.
Centimetri.
A volte millimetri.
La differenza tra vincere e perdere può essere tutta lì.
Eppure, finita la gara, eccole insieme: sorridenti, abbracciate, quasi a celebrare non soltanto la vittoria di una di loro, ma la sfida che tutte hanno condiviso. Avversarie fino all’ultimo centimetro, amiche un attimo dopo.
E già pronte, idealmente, alla prossima sfida.
Ma questa foto racconta anche qualcosa di più.
Racconta un’Europa nuova, nella quale i volti, i colori della pelle, le origini e le storie personali non corrispondono più agli stereotipi di chi guarda con paura al cambiamento.
E non è una perdita.
È una ricchezza.
Una ricchezza che qualcuno, con le sue stucchevoli idee razziste e omofobe, non sa – o forse non riesce – a cogliere.
Peggio per lui.
E, soprattutto, peggio per chi continua a seguirlo.
