Per anni Salvini e la Lega hanno ripetuto uno slogan: “La difesa è sempre legittima.”
Ma quella frase non è mai stata la legge.
La legge approvata nel 2019 dice un’altra cosa: perché si possa parlare di legittima difesa deve esistere un pericolo attuale.
Se il pericolo è cessato, non si è più nell’ambito della legittima difesa.
È esattamente questo il principio applicato nel processo a Mario Roggero.
I fatti sono noti.Il 28 aprile 2021 tre rapinatori entrarono nella sua gioielleria di Grinzane Cavour. Minacciarono lui, la moglie e la figlia con un coltello e con una pistola che solo dopo si sarebbe scoperto essere un giocattolo.
Rubarono gioielli e denaro e uscirono dal negozio.
Roggero prese il revolver, li inseguì nel parcheggio e sparò mentre cercavano di fuggire in auto.
Due morirono e il terzo rimase ferito.
La Cassazione ha confermato definitivamente la condanna.
È importante capire perché.
Nessun giudice ha sostenuto che Roggero non avesse il diritto di difendersi durante la rapina.
La condanna riguarda ciò che è accaduto dopo, quando i rapinatori erano usciti dal negozio e stavano fuggendo.
Secondo i giudici, in quel momento il pericolo attuale era cessato.
E la legge sulla legittima difesa, compresa quella modificata dalla Lega, continua a richiedere proprio questo requisito.
È un principio semplice.
Se qualcuno ti aggredisce, puoi difenderti.
Ma se l’aggressione è finita e insegui chi sta scappando per colpirlo, il diritto valuta quella condotta in modo diverso.
Si può discutere se la legge sia giusta o sbagliata.
È un dibattito legittimo.
Quello che non si può fare è fingere che quella legge dica ciò che non dice.
Oggi Salvini chiede la grazia, accusa i giudici e parla di un “uomo onesto” finito in carcere con i “veri criminali”.
Ma quei giudici hanno applicato proprio la legge che la Lega ha scritto, approvato e presentato come una propria grande vittoria.
Una democrazia si fonda su una cosa molto semplice: le leggi si possono criticare, si possono cambiare, ma non si possono raccontare per ciò che non sono.
Se una legge non funziona, chi l’ha scritta ha il dovere di assumersene la responsabilità e modificarla.
Dare sempre la colpa ai giudici quando applicano quella stessa legge è una scorciatoia politica, non una risposta.
Gli slogan fanno vincere qualche elezione.
Le leggi, invece, producono conseguenze reali nella vita delle persone.
