E’ il 2014.
Io e Susanna siamo in vacanza in un bellissimo resort ad Isola Santo Stefano, nell’arcipelago della Maddalena.
Tra gli ospiti arriva un giorno un comico che avevo visto di tanto in tanto in tv, senza entusiasmarmi troppo.
Lo ricordavo come “barzellettiere” a “La sai l’ultima?” ma negli sketch televisivi successivi non mi era piaciuto granché.
Fino a quella sera, nel resort.
Intrattenne gli ospiti per circa un’ora, con racconti di vita vissuta che mi fecero letteralmente “spanciare” dal ridere…
Certo, qualche battuta un po’ sopra le righe, ma io sono cresciuto in un periodo in cui non c’era ancora l’esasperazione del “politically correct” e le cosiddette “battute da caserma” erano ampiamente tollerate.
L’ho rivisto poi altre volte in programmi televisivi e devo dire che, pur continuando a divertirmi ,non ha più raggiunto la “forza” dello spettacolo “live”, quello in cui c’è interazione tra palco e pubblico.
In questi giorni quel comico, Andrea Baccan (in arte Pucci) è al centro delle polemiche per l’invito a Sanremo, con successive spregevoli espressioni social sia su di lui che sulla sua famiglia che lo hanno portato a rinunciare.
Devo dire, in tutta franchezza, che non sono d’accordo né con chi ha strillato chiedendo fosse revocato l’invito (“E’ omofobo e fascista”) né con chi, anche ai massimi livelli istituzionali, lo ha difeso lamentando una “spaventosa deriva illiberale della sinistra”.
La presenza di un comico “greve” mi lascia indifferente (se non mi piace cambio canale o faccio altro durante la sua esibizione), e non mi pare sia l’unico comico “poco elegante” ospitato in programmi di grande popolarità.
Se il problema sono le sue simpatie per Fratelli d’Italia mi pare che, nonostante tutto, non sia ancora reato e che non possa essere motivo sufficiente per fare tutta ‘sta cagnara, che a conti fatti lo ha trasformato involontariamente in un “martire”, offrendogli anche una visibilità ancora maggiore.
Credo sia, in ordine cronologico, l’ultimo autogol di una sinistra che vorrei esprimesse la stessa veemenza su problemi reali, e non per l’eventuale performance di un comico sgradito…
Ed è altrettanto sconcertante, grottesca, la reazione del mondo politicamente vicino al governo, che ha usato termini semplicemente ridicoli come “censura”, “deriva illiberale” e chi più ne ha più ne metta.
Un’occasione imperdibile per spostare l’attenzione da altri temi imbarazzanti per il governo con quelle ghiotte opportunità che molti definiscono “armi di distrazione di massa”…
Andrea Pucci si è “distinto”, in questi ultimi anni, anche per alcuni indifendibili “scivoloni” omofobi.
Emblematico quello indicato nella foto, riferito a Tommaso Zorzi.
“Se sei fortunato il tampone te lo fanno in una narice. Se sei stronzo in due. Se sei molto stronzo in gola. Se sei Zorzi, nel c**o”.
Questi insulti non possono essere equiparati ad una manifestazione di libero pensiero (giusto per fare un esempio ancora attuale: la solidarietà al popolo palestinese espressa da Ghali), quindi ridicolo parlare di censura.
Sono volgarità tout court e come tali vanno considerate, così come la foto (quella nella copertina) utilizzata da Andrea Pucci con la complicità di Carlo Conti per annunciare la sua presenza a Sanremo 2026.
Motivo sufficiente per impedirgli di stare sul palco a Sanremo?
Secondo me no, e credo che su quel palco Andrea Pucci, visto il contesto nazional popolare, avrebbe intelligentemente evitato di esprimersi a “quei livelli”.
Quindi, in buona sostanza, l’invito ad un comico si è trasformato in una vera e propria incomparabile performance comica da parte del mondo politico sia di destra che di sinistra…
e purtroppo nessuno di noi può sentirsi esente da colpe…
lì ce li abbiamo messi noi…
