Ho visto “la Nina” danzare, con Back Yaye Family…

Ho visto “la Nina” danzare, con Back Yaye Family…

Non c’era la “folla delle grandi occasioni”, ieri sera, al PallaCep, per lo spettacolo della “Back Yaye Family”

poche decine di spettatori ma chi c’era non si è affatto annoiato, anzi…

quasi due ore ininterrotte dettate dai ritmi dei percussionisti africani, dalla dolcezza della “Kora”(un elegante strumento a metà tra un’arpa ed un liuto, originario dell’Africa occidentale) e da un curioso “xilofono africano” (realizzato con tasti in legno e “zucche armoniche”), con le irruzioni danzanti di maschere tribali

Uno spettacolo che ha coinvolto anche i bambini presenti, rendendoli protagonisti di un intermezzo gioioso sulla pista con le maschere tribali, cui si è aggiunta la performance della “nostra” Nina, invitata a salire sul palco per ballare con gli scatenati percussionisti…

e lei, ma non avevamo dubbi in proposito, non se l’è fatto ripetere due volte, festeggiando in anticipo di poche ore il suo 82^ compleanno (li compie oggi!).

Uno spettacolo (con musicisti originari di Senegal, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Mali e Guinea, magistralmente diretti da Cheick Fall) di grande qualità, che avrebbe decisamente meritato una platea più numerosa.

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Alcuni cenni sui due particolari strumenti:

_La kora è uno strumento musicale tradizionale dell’Africa occidentale, particolarmente diffuso in paesi come Senegal, Gambia, Mali e Guinea.
Ha 21 corde e combina caratteristiche di arpa, liuto e arpa-cetra.
La cassa di risonanza è realizzata con una grande zucca essiccata (calabash) ricoperta di pelle animale.
Le corde vengono pizzicate con pollici e indici di entrambe le mani.
La kora è strettamente legata alla figura dei griot, i cantastorie e custodi della memoria delle comunità dell’Africa occidentale.
I griot tramandano oralmente la storia, le genealogie e le tradizioni attraverso il canto accompagnato dalla kora.
Il suo timbro è delicato, cristallino e molto melodico, spesso paragonato a quello di un’arpa. È utilizzata sia per accompagnare il canto sia come strumento solista.

_il termine “xilofono” significa “suono di legno” ed infatti non a caso lo xilofono africano prende il nome dal suono che produce.
Le prime versioni dello xilofono africano, le cui origini risalgono al 500 d.c., sono state realizzate mettendo insieme legno e zucche.
Gli abitanti del villaggio arrostivano il legno e modellavano le singole barre per ottenere il tono desiderato.
Dopo aver modellato il legno, sceglievano con cura zucche (con funzione di risonatori), per accompagnare le dimensioni delle barre di legno e ottenere la chiave necessaria.
Con la cera di vespa veniva regolato il tono dei tasti dello strumento alla bocca della zucca (forata per evitare un suono troppo secco).
Con foglie gommose ricavate da piante selvatiche e striscianti venivano invece create le mazze usate per colpire il legno.


“Pelli, popoli, percussioni”, promosso ed organizzato dall”Associazione Culturale Echo Art, è uno dei progetti vincitori dell’avviso pubblico per l’assegnazione di contributi a sostegno di attività di spettacoli dal vivo destinati ad assicurare l’inclusione sociale, il riequilibrio territoriale e la tutela occupazionale, nonché a valorizzare il patrimonio culturale attraverso le arti performative da realizzarsi nelle aree periferiche della città di Genova.


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